Post Nebbia

Anticipato dai singoli Televendite di quadri, Vietnam e Persone di vetro esce il 23 ottobre 2020 per Dischi Sotterranei/La Tempesta Canale Paesaggi, secondo album della band padovana nata dalle esplorazioni di home recording di Carlo Corbellini, classe 1999.

Canale Paesaggi è un concept album che esplora l’esperienza emotiva e sensoriale dello spettatore televisivo (e non solo), prendendo ispirazione dal flusso commerciale della televisione regionale, da alcuni scritti di David Foster Wallace e dalla nuova comicità americana dell’assurdo (Eric Andre, Tim & Eric).

Bassi funkettoni, ritmi ipnotici, tastierine acide, fulminei accenni di virate jazz: un pop psichedelico di grande eleganza compositiva, sicuramente influenzato dallo stile internazionale di artisti come Tame Impala, Arctic Monkeys e MGMT, ma che affonda le radici in quel territorio fra new wave e art rock di fine anni ’70/inizi ’80 di gruppi indimenticabili come i Devo. A tutto questo si aggiungono un groove e alcune scelte melodiche di chiara derivazione black, con ispirazioni che vanno dai Thundercat a J Dilla, passando per Madlib.

I testi sono brevi, asciutti, e allucinati, raccontano la nostra realtà facendola emergere come dimensione dell’assurdo. Sono versi che producono immediatamente immagini, con uno stile che rimanda chiaramente al cinema di genere degli anni’70, esplicitato ad esempio nell’uso ossessivo dello zoom sporco e veloce nel video della prima versione di Televendite di quadri. O nei versi di Vietnam: “L’effetto della nostalgia/un’Alfa della polizia/Che mi sta pedinando e non riesco a seminarla/Devo spingere sul gas”. Una scrittura che a volte ha anche un sapore fumettistico, come in alcuni passaggi di La mia bolla (La mia bolla cammina con me/Io vedo solo ciò che vede lei).

La bolla, naturalmente, è quella dei social network, perché lo spettatore-merce al centro del disco non è solo quello televisivo ma in generale chiunque faccia esperienza del reale attraverso un dispositivo tecnologico o un’interfaccia mediatica. Seppur giovanissimi, i Post Nebbia hanno molto chiaro il legame che unisce la nascita della tv commerciale all’algoritmo di facebook.

Fin dalla traccia introduttiva, scorrendo fra i vari brani come Streaming, Interlace, Luminosità alta, lo svolgimento del disco è costellato da intrusioni di dialoghi provenienti da programmi della televisione locale, da audiocassette e video di YouTube, quasi con l’intenzione di dare la percezione che cambiare pezzo sia quasi come cambiare canale.

Nel caso ci fossimo dimenticati di ciò che hanno provato a dirci persone come David Cronenberg, George Orwell o Philip K. Dick, ci pensa questo gruppo di ventenni a ricordarcelo. E lo fa molto bene.

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