Slumberwood

Gli Slumberwood (più o meno) ritornano.

Ectoplasmici, digitalizzati ma, come si addice ai migliori fantasmi, a loro modo persistenti. Riappaiono grazie all’interessamento di Tempesta Dischi, che pubblicherà sulle principali piattaforme musicali l’EP “Yawling Night Songs” (data di uscita il 15 ottobre), antipasto della riedizione dell’album “Anguane”, la cui apparizione è prevista per il fine settimana successivo (ma non contiamoci troppo, gli spiriti sono notariamente imprevedibili nelle loro manifestazioni).

Da vivo, il collettivo padovano aveva brevemente acceso con i colori della sua psichedelia anarcoide il biennio 2010-2012. Due dischi prodotti da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, molte ottime recensioni, qualche concerto a volte anche buono – troppo poco e non abbastanza per tenere in vita la creatura: meglio quindi defungere, trapassare al piano astrale, in fondo al tunnel c’è una luce e speriamo che non sia un treno, e poi si sa che la vita allo stato spettrale è meno problematica e dispendiosa.

Un peccato o forse no, chi può dirlo. Restano i dischi e la musica in essi contenuta, i suoni ora bislacchi ora misteriosamente profondi escogitati dalla mente-alveare degli Slumberwood, un gruppo che del gruppo aveva poco o nulla perché invece era un mostro chimerico fatto dei cuori e dei cervelli di ciascuno dei suoi componenti.

Rimane la musica, si diceva, rimangono le canzoni, popolate di boschi ed animali, e le passeggiate notturne nei sottoscala della coscienza e quelle atmosfere oniricamente arcane o arcanamente oniriche (scegliete voi la combinazione che preferite) che senza sforzo gli Slumberwood riuscivano ad iniettare nei loro brani. Rurale, spontanea, sgangherata, inquietante, un poco padana e un poco Twin Peaks, soprattutto indefinibile e a modo suo inafferrabile: adesso è chiaro, la musica degli Slumberwood era già fantasmatica sin dall’inizio, nessuna sorpresa che alla prima occasione abbiano preferito trasmigrare nel mondo delle ombre.

Sfatta la band, alcuni di loro hanno continuato a suonare (vedi Mamuthones), altri si sono dedicati ad occupazioni più serie. Degli Slumberwood non si è saputo più niente, scomparsi, svaniti nel nulla, come i protagonisti di una storia paurosa.

Per eredità ci hanno lasciato una manciata di pezzi e pure un paio di elogi funebri, di quelli che lasciano in bocca un sapore strano:

The latest sensation however is the Italian quintet Slumberwood whose special brand of acoustic blues-tinged, progressive psychedelia has not been seen on English soil for far too many years. (…) Speaking of the visual, these Italian experimentalists are (predictably) all about their live shows being trippy sensory overloads. With the classic light shows and projections, Slumberwood don’t ‘play gigs’, they create worlds for the audience to explore. This album is the latest word in a conversation that was started by the Velvet Underground all those years ago and, as I always say, you can’t fault an album with some good old-fashioned blues harmonica. (Jack Sibley, Bearded Magazine)

They pull the multi-directional approach almost perfectly, incorporating a wealth of interests into a cohesive, convincing swirl of often tense psychedelic bliss…we hear an incredible range of music that never loses interest for the listener…It takes an unusual chemistry to pull of such a wide-ranging project, but this band managed to do it. 8/10 (Foxy Digitalis)

There’s a Pan’s Labyrinth feel to this: which reality is true? How far can you be dragged into this dark underworld?…While it takes a bit of time to get used to, the only real limit is the listener’s imagination (Amy Rich, Artrocker)

Slumberwood’s take on psychedelia is the sound of teenagers sitting in the forest, slowly dismembering their minds on their first acid trip. There’s freshness and vitality… well worth checking out (Euan Andrews, Rock A Rolla)

This North Italian collective know experimentation doesn’t preclude melody. Whilst Coil and This Heat are influences, their gabbling jams sound more like seventies… Gurgling out of Padova with enough atmosphere for a new world free from politicians and bankers, they don’t quite send the weirdometer off the scale, but come closer than anything else I’ve reviewed this week! (Billy Hell, Flux)

Includ(ing) elements of Kraut, folk, electronics and psychedelia in their sound…this is a fresh and diverse collection of tracks that sparkle with life… lead(ing) us back into the real world, dazed and grinning happily (Ptolemaic Terrascope)

Some of the best avant dream rock/space rock you will ever hear…Really interesting, challenging, accessible beautiful stuff (KZSU – Zookeeper)

(“Anguane”) è un disco che riporta genuinamente ai climi sperimentali dei tardi Sessanta, in un viaggio mercuriale, forse anche di sogno, che – nella sua durata – raramente ripete se stesso. Ne è complice la doppia produzione di Marco Fasolo e Federico Zanatta, rispettivamente leader e menti di Jennifer Gentle e Father Murphy (…). È lo spirito santo di un’ideale trinità della nuova, giovane, psichedelia veneta. Le anguane sono creature mitologiche, sorta di ninfe, del sottobosco alpino (Michele Saran, Onda Rock)

“Anguane” è, davvero, un oceano di creatività ed una sorpresa continua. Prendete e uccidete anche voi. Laura Palmer, chiaramente (Storia della Musica blogspot)